La pittura di Spattini “risiede” nella storia creativa del ‘900

Alla Space Gallery mostra dell’artista modenese vissuto a Parma
“L’ECLETTISMO di CLAUDIO SPATTINI”

Sguardi a Mafai, Picasso, Cézanne, Matisse, Modigliani, Morandi. 

Corre buona parte della storia dell’arte del ‘900 nella mostra di Claudio Spattini (Modena 1922 – Par ma 2010), a cura di Eddy Lovaglio, presso Space Gallery, in via Bonacini 11.

Nel senso che l’artista modenese, trasferitosi a Parma per insegnare nella scuola media, è stato sempre attento alle novità della pittura del secolo scorso, con la consapevolezza che un pittore, uno scultore, può trovare la propria identità con lo sguardo rivolto al passato, perché l’attualità di un’opera si misura anche da ciò che del passato l’artista riesce ad assimilare e incentivare. E i riferimenti sono tanti, come sostiene la curatrice: dalle nature morte dai colori spesso accesi e pregnanti delle ambiguità del reale, ai paesaggi che richiamano il rapporto con Matisse, Cézanne, Carrà e Tosi; dalla corrente post-impressionista, all’astrattismo che non dimentica mai di puntare sul colore. E ci sono anche i nudi.

Spattini ha la capacità di inserirsi, anche se non ufficialmente, in correnti e movimenti, per sviluppare la sua ricerca. Alla base della sua formazione ci sono gli studi all’Istituto Venturi di Modena, dove fondamentale è la lezione di Renzo Ghiozzi figura) e Arcangelo Salvarani (disegno e pittura), e all’Accademia di Bologna, dove i suoi maestri sono Virgilio Guidi, Ilario Rossi, Pompilio Mandelli, Giorgio Morandi. Gli alti insegnamenti gli consentono di guardare alla Scuola Romana, in particolare a Mario Mafai che invoca la libertà d’immagine e si pone vicino all’espressionismo europeo che esprime le lacerazioni del secondo conflitto mondiale; ad artisti francesi, in particolare a Picasso del periodo blu e rosa e soprattutto del cubismo sintetico, quello della sovrapposizione di parti distinte di una rappresentazione; a Matisse e ai fauves, con i colori accesi e luminosi. Senza dimenticare Cézanne di cui apprezza la concretezza di una pittura con la luce che diventa forma. C’è attenzione a Modigliani per il taglio del volto con cui il maestro livornese caratterizza le sue figure femminili.

A Spattini non sfugge la costituzione a Venezia, nel 1947 del Fronte Nuovo delle Arti con Guttuso, Morlotti, Vedova, Santomaso … impegnati politicamente a sinistra. E in mostra non è difficile individuare alcune composizioni con richiami a Guttuso. L’artista accoglie anche l’esperienza informale, quella dell’ “Ultimo Naturalismo” (anni 50 e 60) di Francesco Arcangeli, ma non rinuncia mai a dare una certa leggibilità all’immagine. Si può dire che Spattini sa mantenere un vivo rapporto con la realtà, ma ciò non gli proibisce di essere sperimentatore.

Arturo Carlo Quintavalle, autore di una accurata monografia sul modenese, sostiene che «la sua è una delle pitture più stimolanti della pittura italiana».

Nella sua produzione anche tanti autoritratti, il primo dei quali è del1946, con il pennello in mano. Molti i premi e riconoscimenti sin da studente. A17anni è tra i vincitori della mostra “I giovani espongono” presso Palazzo Strozzi di Firenze. Numerosi i premi (Littoriali, Prelittoriali, concorsi regionali… ).

La sua vita passa attraverso la triste esperienza della guerra: nel 1943, dopo l’8 settembre (armistizio) e La Repubblica di Salò, viene fotto prigioniero a Padova (era allievo ufficiale di complemento dell’Aviazione) e trasferito in Germania in un campo di concentramento, dove in due taccuini riesce a registrare vicende quotidiane.
Nel suo cammino d’artista c’è pure il dialogo con gli amici pittori di Modena, Enzo Trevisi e Mario Venturelli, e di Parma, tra cui Gabba e Spagnoli.
Con Trevisi e Venturelli ha l’atelier in un palazzo di via Sgarzeria. Per collezionisti e ammiratori sono “I tre moschettieri”.

Dopo la guerra il suo professore Ghiozzi lo chiamerà ad insegnare nei corsi serali dell’Istituto Venturi. Nel1954 gli viene assegnatala cattedra di disegno a Parma, dove si trasferisce.

Da segnalare, negli anni Cinquanta, la sua collaborazione con la Gazzetta dell’Emilia dove pubblica delle xilografie come immagini di racconti.
Negli anni Settanta pubblica disegni di figure sulla Gazzetta di Parma.
Suoi anche libri scolastici (Fabbri Editore) per l’avviamento commerciale, la scuola media inferiore e gli istituti magistrali.
Un vero “eclettismo“, come vuole il titolo della mostra.

Di Michele Fuoco – Gazzetta di Modena, 21 maggio 2025 –

FOTO: “Natura morta con sedia, conchiglia e caraffa blu” – 35,6×45,5 – 2006

La pittura di Spattini “risiede” nella storia creativa del ‘900